Formata da un gruppo di studenti d'arte inglesi, i Bonzo sono probabilmente una delle più folli e divertenti band di quegli anni. Mescolando pop, jazz, psichedelia, sperimentazioni varie e tanto, tanto umorismo, hanno raggiunto il loro primo successo grazie al programma televisivo per ragazzi Do Not Adjust Your Set (di Eric Idle, Terry Jones e Michael Palin, poi nei Monty Python) nel 1967, e poco dopo apparirono nel film Magical Mystery Tour dei Beatles suonando la loro Death Cab For Cutie.
Costantemente in equilibrio tra le tendenze beatlesiane di Neil Innes e l'attitudine da crooner del folle Vivian Stanshall, lo stile dei Bonzo è inconfondibile. In questo primo album troviamo lo squisito pop barocco di The Equestrian Statue, le divertenti cover di vecchi brani come Jollity Farm e Mickey's Son & Daughter, brevi sketch sonori come Cool Britannia e The Sound Of Music… Il tutto condito da squisiti arrangiamenti jazzati, fino alla parodia di Jazz (Delicius Hot, Disgusting Cold). Un album divertente come pochi, che solo in quegli anni poteva vedere la luce.
Una piccola curiosità è la presenza, nella prima formazione di questa band (quindi precedente alle apparizioni in TV e alla registrazione del primo album), di Bob Kerr alla tromba e alla cornetta, che se ne andò quando fu chiamato dal compositore Geoffrey Stephens per formare la New Vaudeville Band, il cui più grande successo fu Winchester Cathedral a fine 1966. Poco dopo se ne andò anche da quella band per formare la Bob Kerr's Whoopee Band, e portare avanti quella novelty music non lontana dai primissimi Bonzo fino ai giorni nostri.
• The Doughnut in Granny's Greenhouse
(Novembre 1968 – Liberty)
A questo punto la band cambia nome in Bonzo Dog Band, lasciando andare il Doo Dah, e si muove verso sonorità più tradizionalmente psichedeliche, allontanandosi un po' dal jazz da music hall dell'esordio. L'apertura con We Are Normal è un perfetto esempio di questo cambiamento, e la frase ripetuta più e più volte “we are normal and we want our freedom” è tratta dall'opera teatrale di Peter Weiss “The Persecution and Assassination of Jean-Paul Marat as Performed by the Inmates of the Asylum of Charenton Under the Direction of the Marquis de Sade” del 1963, frase ripresa anche in The Red Telephone da FOREVER CHANGES dei Love, nel 1967. In questo album Neil Inness si prende più spazio con squisite canzoni come Beautiful Zelda e Humanoid Boogie, mentre l'umorismo parodistico è ancora fortemente presente in brani come Can Blue Man Sing The Whites (ovvia parodia del blues), così come le tendenze jazzistiche in Hello Mabel e My Pink Half Of The Drainpipe. E come non citare la sorta di tributo di Vivian Stanshall a Screamin' Jay Hawkins in 11 Mustachioed Daughters? Che poi quest'ultima, insieme alla copertina, risulti essere anche una parodia dell'immaginario di HANGMAN'S BEAUTIFUL DAUGHTER dell'Incredible String Band, è un altro discorso ancora. Un album spettacolare ed unico, oltre che un grande passo avanti stilistico dall'esordio.
• Tadpoles
(Giugno 1969 – Liberty)
Non un vero e proprio album, quanto piuttosto una compilation di singoli e brani tratti dal programma TV Do Not Adjust Your Set. La versione inglese contiene anche il più grande successo dei Bonzo, I'm The Urban Spaceman, scritta da Innes e prodotta da Paul McCartney, sostituita nella versione americana da Readymades.
Ci sono svariate cover non lontane dallo stile di GORILLA, essendo di fatto proprio di quell'epoca, come Ali Baba's Camel, Hunting Tigers Out In Indiah, By A Waterfall e Monster Mash, tutte comunque divertentissime. In mezzo trova spazio lo sketch di Shirt, che sembra uscito da una puntata del Flying Circus dei Monty Python. Non mancano anche un altro paio di classici come la psichedelica Mr Apollo e, soprattutto, la esilarante Canyons Of Your Mind, uno dei capolavori assoluti di Stanshall.
Un album che, nonostante la sua natura, risulta molto solido e scorrevole, seppur meno audace del precedente.
• Keynsham
(Novembre 1969 – Liberty)
Messe da parte le vecchie cover e gli sketch televisivi i Bonzo ritornano a sfornare una serie di canzoni tra le migliori della loro intera carriera. In un certo senso KEYNSHAM è un album un po' più serio del solito, e proprio per questo considerato all'epoca una delusione da parte di certa critica. In realtà però l'umorismo non manca affatto, come nella folle Tent, Joke Shop Man, Mr. Slater's Parrot, We Were Wrong o la barocca Sport (The Odd Boy), ma in generale ci sono meno stranezze più brani solidi, come la bellissima Quiet Talks & Summer Walks. KEYNSHAM è forse l'album più “canonico” dei Bonzo, quello più maturo, ed una degna chiusura di una discografia di tutto rispetto.
La band si scioglierà durante il tour a supporto di questo album, principalmente per via del graduale allontanamento di Vivian Stanshall, ma pubblicherà ancora un album per obblighi contrattuali nel 1972, LET'S MAKE UP AND BE FRIENDLY.
Nessun commento:
Posta un commento