The Hollies


• For Certain Because

(Dicembre 1966 – Parlophone) 

Band fondata nel 1962 a Manchester da Allan Clarke e Graham Nash, ed una delle ultime e più importanti ad unirsi alla “british invasion” nel 1964. Con uno stile caratterizzato da armonie vocali a tre parti, furono notati nel 1963 da Ron Richards mentre suonavano al Cavern di Liverpool. Richards era un produttore assistente sotto la Parlophone, e permise loro di firmare un contratto con la suddetta. Dopo un primo periodo in cui si fecero notare grazie a svariate cover pubblicate come singoli, man mano presero piede nuove composizioni di Clarke e Nash ed il chitarrista Tony Hicks, e finalmente intorno al 1965 riuscirono a farsi largo nel mercato americano. Bisognerà attendere il 1966 per trovarsi di fronte al loro primo album senza alcuna cover. Con uno stile largamente debitore sia ai Beatles che a certo folk in voga ai tempi, FOR CERTAIN BECAUSE non stupisce per l'innovazione, ma regala una serie di canzoni di ottimo livello, e risulta essere uno dei loro album più solidi e privo di riempitivi. Spicca indubbiamente Clown, che sembra muovere i primi passi verso una certa psichedelia sognante, così come Crusader, mentre High Classed si sposta verso il vaudeville. Uscito in America con il titolo STOP! STOP! STOP!, titolo tratto dall'omonimo, ottimo, brano presente in tracklist, si tratta del primo album degli Hollies che non subì modifiche nella tracklist una volta pubblicato oltreoceano, fortuna non condivisa dai due successivi. 

 

• Evolution

(Giugno 1967 – Parlophone)

Uscito lo stesso giorno di  SGT. PEPPER'S LONELY HEARTS CLUB BAND e con una copertina concepita dal collettivo The Fool con alla base una foto scattata da Karl Ferris, EVOLUTION è il primo vero album psichedelico degli Hollies. Di nuovo interamente composto da brani scritti dal duo Clarke/Nash, il risultato è uno degli album più importanti e caratteristici di quel genere e quell'epoca. Brani come Stop Right There sembrano partire dal folk, ma poi finiscono per stupire con arrangiamenti inaspettati e particolari, dalle strambe armonie quasi sinistre ad invadenti interventi d'archi, mentre altri come Lullaby To Tim mostrano audaci effetti sonori, in questo specifico caso il tremolo sulla voce. Ci sono anche canzoni semplicemente ottime, come Have You Ever Loved Somebody, You Need Love o The Games We Play, dalle melodie memorabili che mostrano enormi passi avanti dal punto di vista compositivo rispetto al passato, anche recente. Squisitamente bizzarre anche Rain On The Window con i suoi ossessivi cori “pitter patter” e la barocca Ye Olde Toffee Shoppe. Certamente uno degli album più solidi, colorati e divertenti del 1967, che ha ispirato innumerevoli artisti dei tempi e non solo. Doveroso far notare che, oltre agli album qui inclusi, gli Hollies all'epoca pubblicarono una serie di singoli degni di nota e perfettamente in linea con lo stile degli album contemporanei, come King Midas In Reverse, Jennifer Eccles, On A Carousel e tanti altri. 


• Butterfly

(Novembre 1967 – Parlophone)

Proseguendo sullo stile già visto in EVOLUTION, gli Hollies, in questo momento sostanzialmente sotto la guida di Nash, pubblicano il loro ultimo album sotto il segno della psichedelia. Di nuovo gli arrangiamenti colorano i brani in modo originale durante tutto l'album, dalle tendenze più orchestrali di Away Away Away, Pegasus e la più epica Would You Believe, fino alle tendenze orientali di Maker e la sognante Try It, con ogni elemento tipico della psichedelia, dai nastri al contrario ai suoni bizzarri, fino ai cori che sembrano sciogliersi. Non mancano altri piccoli gioiellini pop come Dear Eloise, Postcard, e Charlie & Fred, in un album che è la perfetta continuazione del precedente. Dopo la pubblicazione dell'album, Graham Nash abbandonerà la band (degno di nota Wings, l'ultimo brano di Nash con gli Hollies prima dell'abbandono, pubblicato come singolo) per andare a formare il trio Crosby, Stills & Nash, ed i rimanenti Hollies, dopo un album di cover di Bob Dylan, ritroveranno una strada tutta loro negli anni '70, fino alla pubblicazione della celeberrima The Air That I Breathe nel 1974. 


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