Nati come duo folk nel 1962 a Londra, vennero quasi fin da subito scoperti dal compositore John Berry e scritturati dalla Ember, con cui pubblicarono il primo singolo, e loro maggior successo in UK, Yesterday's Gone, nel Dicembre 1963. Durante la registrazione Berry disse loro di provare a cantare sussurrando, in quanto disperato nel sentir loro suonare come “uno spogliatoio pieno di giocatori di football”, e da lì nacque il loro personale stile di canto che influenzò tantissimi altri.
Un primo, omonimo album seguì nel 1964, anno in cui si tentò di far accodare Chad & Jeremy alla cosiddetta “british invasion”, pubblicando vari singoli in America tramite l'etichetta World Artists Records. L'inaspettato successo oltreoceano portò la band a registrare un secondo album per il mercato americano, SING FOR YOU, uscito a Gennaio 1965 e, poco dopo, BEFORE AND AFTER, il primo sotto la Columbia. Seppure non ci fu un cambiamento netto di sonorità, da questo album i brani iniziarono a contenere più arrangiamenti orchestrali e le prime tracce di sonorità definibili barocche. Ne sono un esempio la title track e Can't Get Used To Losing You.
• I Don't Want To Lose You Baby
(Settembre 1965 – Columbia)
Un album palesemente realizzato in fretta per capitalizzare sul successo di quel periodo. Preceduto dal singolo estivo I Have Dreamed, altro brano orchestrale, l'album tende a “perdersi” in cover al limite del riempitivo, con però qualche episodio interessante. Il già citato singolo ne è un esempio, e la title track non è da meno, ma sia l'album che i singoli faticarono a scalare le classifiche, nonostante un inaspettato successo in Svezia. Dopo l'uscita dell'album il duo si prese un anno di pausa, in quanto Jeremy accettò un ruolo di attore in un musical e Chad formò il duo Chad & Jill con sua moglie.
• Distant Shore
(Agosto 1966 – Columbia)
Dopo essersi riuniti ad inizio 1966, il duo fece un'apparizione al Festival di Sanremo a Febbraio cantando Adesso sì di Sergio Endrigo, e ad agosto uscì il loro quinto album. Per la prima volta fu dato molto più tempo e libertà in studio al duo, permettendo loro di sviluppare ulteriormente il loro sound. Ed ecco che quindi si fanno sempre più evidenti le sonorità barocche in brani come la title track, composta da James William Guercio (poi produttore e manager dapprima dei Buckinghams e poi dei Chicago) o in When Your Love Has Gone, sommersa di archi e clavicembalo, oltre che nella prima versione pubblicata di Homeward Bound di Paul Simon. I passi avanti dai precedenti album sono enormi, sia nella qualità dei brani che nella complessità e varietà degli arrangiamenti, anche se purtroppo fu l'ultima volta in cui la band entrò nella top 40.
• Of Cabbages and Kings
(1967 – Columbia)
Come conseguenza dei passi avanti fatti nel 1966, a questo punto Chad & Jeremy fanno letteralmente un salto in avanti, pubblicando un lavoro pienamente immerso nella psichedelia dell'epoca. Con Gary Usher alla produzione il duo pubblica uno dei lavori più ambiziosi di quell'anno, che va dalla complessa Rest In Peace, che tra strofe di ispirazione folk ed interventi di fiati sfiora i 7 minuti, alla Progress Suite, che in 26 minuti e 5 parti passa da sezioni orchestrali ad episodi di spirazione orientale, da collage di suoni e rumori a citazioni di brani classici. Un brano sperimentale nel vero senso del termine, eppure godibilissimo e mai banale. Ovviamente il resto dell'album non è da meno, sfoderando una serie di brani di ispirazione folk con arrangiamenti barocchi sempre squisiti.
Purtroppo questo non era l'album che i fan di Chad & Jeremy si sarebbero aspettati di ascoltare, ed i risultati in termini di pubblico furono molto deludenti, nonostante l'elogio della critica.
• The Ark
(1968 – Columbia)
Dopo l'insuccesso di OF CABBAGES AND KINGS, Chad & Jeremy tentarono di continuare a percorrere la via della psichedelia, raggiungendo però risultati ancora più deludenti in termini di fama. Usher fece investire enormi somme di denaro alla Columbia per realizzare questo album, tanto da portare poi ad un suo licenziamento. E se il precedente album era stato accolto con tiepida indifferenza, THE ARK causò addirittura qualche punta di astio che continua ancora oggi; basti ad esempio citare AllMusic che liquida l'album con una frase del tipo “pensavano di fare arte”.
Se però si lasciano da parte certe tendenze snobistiche, THE ARK si rivela essere un'ottima raccolta di canzoni che si lascia alle spalle la sperimentazione della Progress Suite dell'album precedente e si abbandona a brani genuinamente melodici e ottimamente arrangiati. Dai toni orientali di Sunstroke alla solarità di The Emancipation of Mr. X e Imagination, fino all'indiscusso picco dell'album, la multiforme Painted Dayglow Smile, manifesto non solo di questa fase del duo ma proprio dell'intero genere pop psichedelico barocco. Ogni singolo brano in THE ARK è degno di essere ascoltato, in quanto testimonianza delle migliori doti di Chad & Jeremy, oltre che della sempre ottima e variegata produzione di Gary Usher. La curiosa cover di You Need Feet chiude un piccolo capolavoro purtroppo ucciso sul nascere dallo scioglimento del duo appena dopo aver realizzato una manciata di brani per la colonna sonora di THREE IN THE ATTIC, causato principalmente dai debiti economici accumulati con THE ARK e dall'ormai logoro rapporto con la Columbia. Il duo si riunirà negli anni '80 e poi di nuovo intorno al 2000. Jeremy si ritirerà qualche anno dopo e Chad, dopo esser rimasto in attività ancora per qualche anno, ci ha lasciati a fine 2020.
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