Band originaria di Newport, nel Rhode Island, e nota per essere sostanzialmente composta da sei fratelli, con l'aggiunta della madre: appunto la famiglia Cowsill. Tutto iniziò nel 1965 dai fratelli Bill, Bob e Barry, presto raggiunti da John, e con questa formazione registrarono alcuni singoli per la Philips Records, con modesto successo. A quel punto si aggiunsero altri due fratelli, Susan e Paul, oltre alla madre Barbara, e con l'aiuto del nuovo manager Leonard Stogel firmarono un contratto con la MGM, che permise loro di registrare il primo album.
Il risultato fu un lavoro contenente uno de loro più grandi successi, The Rain, The Park and Other Things, magnifica canzone composta da Artie Kornfeld e Steve Duboff che mette subito in evidenza le loro ottime armonie vocali ed un arrangiamento a dir poco celestiale, con il suono della pioggia iniziale che in realtà è una registrazione di bacon che frigge.
Realizzato con l'aiuto di svariati session man, specialmente per le basi strumentali, l'album è una bellissima raccolta di brani di ottima fattura, tra il sunshine pop con toni barocchi qua e là e giusto un leggero retrogusto bubblegum. Non ci sono brani deboli, ed è difficile isolarne di rappresentativi (oltre al già citato singolo, ovviamente), anche se Pennies è particolarmente memorabile, così come la fascinosa ballata dai toni barocchi (Stop, Look) Is Anyone There, ma ogni brano è una delizia per gli amanti di questo genere. Il successo fu enorme, trainato dal singolo The Rain, The Park and Other Things, da molti conosciuta come The Flower Girl (che fu effettivamente il titolo originale, poi cambiato per non creare confusione con San Francisco (Be Sure To Wear Flowers in Your Hair) di Scott McKenzie), e sarà, tra le altre cose, utilizzato nel film Dumb & Dumber (da noi Scemo & più Scemo) nel 1994, nella scena del sogno di Lloyd (Jim Carrey). Il singolo raggiunse il secondo posto in classifica Billboard, in quanto il primo era occupato da Daydream Believer dai Monkees.
• We Can Fly
(1968 – MGM Records)
Di nuovo con un singolo di successo (la title track, seppur fermatasi al ventiseiesimo posto in classifica), il loro secondo album prosegue sullo stile del primo, con risultati forse ancora più raffinati. Un brano come Heaven Held, un valzer dall'ampio respiro con un ottimo arrangiamento d'archi, dimostra come il sound si stesse facendo via via più variegato ed audace, così come nella barocca A Time For Remembrance. Non mancano brani più leggeri e carichi di euforia, come nel piccolo capolavoro What Is Happy, con il suo tipico andamento a marcetta a la Penny Lane, o la splendida Yesterday's Girl, con i suoi inaspettati cambi di tempo. Se già il primo album riusciva ad essere un piccolo capolavoro del genere, WE CAN FLY riesce a tratti a superarlo, ed il che è tutto dire.
• Captain Sad and His Ship Of Fools
(1968 – MGM Records)
Spinto dal singolo Indian Lake, altro successo, il terzo album dei Cowsills è anche il primo prodotto da loro stessi, oltre che probabilmente il più ambizioso. Fin dalla title track si nota come gli arrangiamenti siano ora decisamente più variegati e complessi, a corredo di brani spesso pieni di cambi di tempo ed atmosfera, con un ché di teatrale. Via così ad ardite combinazioni come in Who Can Teach A Songbird How To Sing, tra il barocco ed il tribale, con un'immancabile sezione valzer a spezzare il tutto, o a divertenti parentesi come The Fantasy World of Harry Faversham, al livello delle cose più folli dei Kinks. Il resto è composto da altrettanto ottime canzoni, come Newspaper Blanket, che di nuovo sfodera toni barocchi. Forse non ha la solidità dell'album precedente, ma recupera ampiamente in inventiva.
• In Concert
(1969 – MGM Records)
Un interessante album live composto principalmente da cover ben interpretate (da Good Vibration dei Beach Boys a Paperback Writer dei Beatles), ma il punto di maggior interesse è certamente il brano di apertura, l'unico registrato in studio. Si tratta di uno dei loro maggiori successi, ed è la reinterpretazione dellla title track della colonna sonora del musical HAIR. Lavoro commissionato da un programma televisivo, richiese non poco impegno da parte della famiglia Cowsill, in quanto decisero di suonarlo interamente loro, ed i cambi di tempo al suo interno crearono qualche grattacapo. Con qualche modifica al testo per eliminarne le parti più controverse (pur mantenendo l'altrettanto problematica sezione in cui si cita, storpiandolo, l'inno statunitense), il brano uscì come singolo nel 1969 e fu un enorme successo. Il tono scanzonato della loro interpretazione dava una visione diversa di un brano che altrimenti aveva ben altro peso. Curiosamente, questa versione sarà utilizzata poi nel film HAIR del 1979. A quel punto i Cowsills continuarono con un altro paio di album, più tra il country ed il rock, per poi sciogliersi nel 1972 a causa di svariate tensioni interne. Ci saranno varie reunion fino ad oggi, in cui il trio Bob, Susan e Paul portano in tour la musica dei Cowsills, mentre John dal 2000 è il batterista dei Beach Boys.
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