Dopo una prima fase da puro folkman in cui pubblicò due album, Donovan, originario di Glasgow, fu uno dei primi in UK ad abbracciare in pieno il “flower power”. Il singolo Sunshine Superman, che tra l'altro vanta la presenza di Jimmy Page e John Paul Jones, poi nei Led Zeppelin, tra i session man, è una delle prime canzoni definibili psichedeliche ad entrare in classifica. Logicamente ne seguì di lì a poco un omonimo album. Al suo interno sono ancora ben presenti le radici folk di Donovan, che mai lo abbandoneranno del tutto, ma le canzoni si tingono di una maggior sensibilità pop e di arrangiamenti che fanno largo uso di sitar, grazie soprattutto al produttore Mickie Most. Ne è un esempio perfetto The Fat Angel, o la magnifica Three King Fishers, mentre Celeste si conferma uno dei brani più riusciti dell'album insieme all'oscura Season Of The Witch, di cui faranno una bellissima versione un paio di anni dopo i Vanilla Fudge.
Un album essenziale quanto quelli di Dylan di metà anni '60 per capire l'evoluzione del folk in quegli anni.
• Mellow Yellow
(Marzo 1967 – Epic)
Sempre prodotto da Mickie Most ed arrangiato interamente da John Paul Jones, è un album un po' meno colorato e positivo del precedente, seppur proseguendone l'approccio e lo stile generale. C'è più spazio per canzoni per sola voce e chitarra, con interventi più rari di altri strumenti. Gran parte dell'attenzione se la aggiudicano la fumosa title track e l'affascinante Hampstead Incident, con i suoi misurati interventi di clavicembalo ed archi, ma il resto non è da meno. Sia SUNSHINE SUPERMAN che MELLOW YELLOW non uscirono in UK per dispute contrattuali, dove però vide la luce una raccolta di brani da entrambi gli album con il titolo di SUNSHINE SUPERMAN, senza il consenso di Donovan.
• A Gift From a Flower to a Garden
(Dicembre 1967 – Epic)
Dopo la pubblicazione di due singoli di successo, Epistle to Dippy e There is a Mountain, Donovan decise, intorno ad Ottobre 1967, di dedicarsi alla creazione di un doppio album. Il risultato è un lavoro dalle due ben distinte anime, con un primo disco di brani pop elettrici, intitolato WEAR YOUR LOVE LIKE HEAVEN, ed un secondo totalmente acustico composto da canzoni per bambini, intitolato FOR LITTLE ONES. Terzo album pop doppio in assoluto, la Epic decise, per paura delle eventuali scarse vendite, di vendere i due dischi anche separatamente. Di fatto fu però una paura infondata, e l'album vendette adeguatamente.
Dopo i suoi trascorsi con marijuana e LSD, per cui fu anche arrestato, Donovan per la prima volta promuove la meditazione trascendentale come alternativa alla droga nelle liner notes, disincentivandone l'uso, e a supporto di ciò c'è la foto sul retro dell'album, in cui Donovan compare insieme a Maharishi Mahesh Yogi. L'album mostra perfettamente le due anime di Donovan, e per la prima volta in questa fase si possono notare le sue notevoli capacità alla chitarra acustica; in generale nella sua totalità rappresenta probabilmente l'apice del Donovan psichedelico, ed ogni canzone è un curatissimo quadretto folk-pop. Wear Your Love Like Heaven è una delle più belle canzoni di pop psichedelico di sempre, There Was a Time sembra uscire da un album dei Love, mentre è impossibile rimanere indifferenti di fronte alla perfezione acustica di brani come Starfish-On-The-Toast e Epistle To Derrol. Un ascolto imprescindibile per comprendere quest'epoca.
• The Hurdy Gurdy Man
(Settembre 1968 – Epic)
Registrato in parte prima ed in parte dopo il viaggio in India dal Maharishi insieme, tra gli altri, ai Beatles (a cui insegnò la tecnica fingerstyle che caratterizzerà brani come Dear Prudence e Julia nel WHITE ALBUM) e a Mike Love dei Beach Boys, è un album che implementa più che in passato le influenze della musica indiana. Il singolo che dà il titolo all'album è un piccolo capolavoro psichedelico con (pare) Jimmy Page e Allan Holdsworth alle chitarre, mentre altri brani come Peregrine e The River Song sono basati su droni tipici della musica orientale. In totale contrasto ci sono le jazzate As I Recall It e Get Thy Bearings, quest'ultima coverizzata dal vivo dai primi King Crimson. Uno degli album più solidi e riusciti di Donovan.
• Baragajagal
(Agosto 1969 - Epic)
Con qualche traccia in meno di psichedelia e ispirazioni orientali ma un intatto gusto per la melodia, l'ultimo album degli anni '60 di Donovan chiude questa fase della sua carriera. Con un paio di brani registrati con la band di Jeff Beck (tra cui la title track), alcune delle sue migliori canzoni al limite della filastrocca, come Happiness Runs e I Love My Shirt e l'ambiziosa Atlantis con voce narrante, BARAGAJAGAL è probabilmente uno degli album più vari in assoluto di Donovan.
Dal successivo OPEN ROAD del 1970 la musica di Donovan si allontanerà definitivamente dalla psichedelia, avvicinandosi ad un più consueto folk-rock.
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