Friar Tuck


• Friar Tuck & His Psychedelic Guitar

(1967 – Mercury)

Friar Tuck è uno degli pseudonimi usati da Michael William Deasy, detto Mike Deasy, chitarrista session man membro della leggendaria Wrecking Crew. Oltre ad aver contribuito con la sua chitarra a gran parte dei leggendari album di quell’epoca (da quelli dei Beach Boys a quelli dei Monkees), nel 1967 decide di pubblicare musica sotto pseudonimo: dapprima due singoli strettamente pop a nome The Flower Pot (Mr. Zig Zag / Black Moto e Wantin’ Ain’t Gettin’ / Gentle People, entrambi aggiunti come tracce bonus nella riedizione dell’album del 2007), e poi l’album in questione a nome Friar Tuck. Il titolo dell’album dà già un’idea del contenuto, in quanto la chitarra è spesso in primo piano, con uno stile tra il blues e qualche divagazione più erratica non lontana dallo stile del contemporaneo Syd Barrett, mentre le canzoni al suo interno si possono dividere nettamente in due, in quanto il primo lato del disco è interamente dedicato alle cover ed il secondo a nuovi brani. Ciò che caratterizza il sound dell’album, oltre alla chitarra di Deasy, è il contributo dei cori, composti e arrangiati da Curt Boettcher, spesso in totale e sinistro contrasto con la musica, senza farsi molti problemi a scivolare verso le dissonanze. Le cover del primo lato sono caratterizzate dal cantato\parlato di Deasy e da un generale senso “trippy”, con l’aggiunta di un tocco barocco (seppur ricoperto da suoni e rumori psichedelici) in Work Song, mentre i brani del secondo lato non hanno alcun testo, trattandosi sostanzialmente di brevi pezzi strumentali su cui Boettcher ha aggiunto i suoi cori, ed il risultato è una delle cose più piacevolmente disturbanti dell’epoca.

Certamente non si tratta di un album essenziale, ma una curiosità degna di attenzione, soprattutto per il contrasto tra lo stile ruvido della chitarra di Deasy e gli angelici cori di Boettcher, che sulla carta possono sembrare incompatibili, ma insieme creano un sound unico. L’album, ovviamente, non ebbe molto successo, e Deasy continuò la sua carriera di session man.  

Consigliata la versione rimasterizzata del 2007 soprattutto per la presenza dei già citati singoli a nome The Flower Pot. 

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