• Peak Impression
(Maggio 1968 – Monitor Records)
Band fondata nel 1966 a Boston nel Massachussets e parte del cosiddetto “bosstown sound”. La band nacque dalle ceneri di due altri gruppi di stampo garage che suonavano principalmente cover, e ad inizio 1967, con un nome ispirato al film Born Free, iniziarono a suonare in piccoli locali della zona, attirando l’attenzione della piccola Monitor Records che fece firmare loro un contratto. Il risultato uscì l’anno dopo e fu il loro unico album, purtroppo penalizzato dalla fallimentare campagna pubblicitaria che accorpò la band al già citato bosstown sound, condannandola quindi alle stesse sorti delle altre band parte di quel “movimento”. L’album si dimostra estremamente vario ed interessante, soprattutto in quanto alcuni membri del gruppo, nonostante un’età media generale che era tra i 17 e i 19 anni, erano degli abili polistrumentisti, di conseguenza i brani, pur mantenendo un’ottima sensibilità pop e ricoprendo il tutto con un patina psichedelica tipica dei tempi, spaziano in modo molto naturale tra generi musicali diversissimi. Già i primi due brani sono un perfetto esempio di questa tendenza, in quanto entrambi, pur mantenendosi intorno ai tre minuti di durata, cambiano continuamente, passando da ritmi e armonie di stampo jazz a improvvise sfuriate elettriche e concitati assoli di organo ( in particolare la seconda Land Of Diana). Particolarmente interessante Peak Impressions and Thoughts, quasi una lunga jam di blues psichedelico, con un sound non lontano dai primi Pink Floyd dello stesso periodo, specialmente nel lungo crescendo strumentale finale (che, doveroso far notare, questi ultimi raramente hanno saputo riprodurre con tale effetto nei lavori in studio, e solamente in concerto hanno raggiunto certe vette), mentre la conclusiva But I Must Return To Frenzy, dopo un inizio di stampo marziale, stupisce per la sua lunga sezione centrale di stampo free, prima con solamente degli ottoni solitari, poi con il pianoforte e poi insieme, per poi concludersi con il medesimo andamento marziale. Altrove ci sono anche dei bei brani pop, come Yellow Sky, che pure presenta continui cambi di tempo e atmosfera, quasi come se i Freeborne avessero voluto infilare nell’album proprio tutto quello che sapevano fare, riuscendoci anche molto bene.
Uno degli album più interessanti tra quelli provenienti dall’area di Boston, un lavoro difficilmente classificabile e particolarmente eclettico, avanti per i tempi in quanto anticipa svariete tendenze e trovate spesso accreditate ad altri nomi più noti. L’insuccesso di PEAK IMPRESSIONS portò la band ad allontanarsi dal loro manager, e di conseguenza a perdere i contatti con la Monitor e la possibilità di registrare altri due album, come da contratto; ne conseguì, a fine ’68, lo scioglimento.

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