The Kinks


• Face To Face

(Ottobre 1966 – Pye)

Band del nord di Londra fondata dai fratelli Ray e Dave Davies  con Pete Quaife e Mick Ivory nel 1964. Ebbero il loro primo successo proprio in quell'anno con la celeberrima You Really Got Me, tra il garage rock ed il proto-punk, seguita da All Day And All Of The Night, dal simile stile. Dopo tre album immersi in quelle sonorità ed un ban in America a causa dei loro comportamenti sul palco, nel 1966 lo stile compositivo di Ray Davies inizia a cambiare, muovendosi verso brani più variegati, a volte acustici, mediamente più complessi e con testi sempre più particolareggiati. Considerato dai critici come uno dei primi album pop con un tema a unire tutti i brani (seppur in modo molto labile), l'osservazione sociale, nelle intenzioni iniziali avrebbe dovuto avere vari effetti sonori a collegare le canzoni, ma solo in alcuni casi l'idea è stata concretizzata (Party Line, Holiday In Waikiki e Rainy Day In June). Si fanno spazio per la prima volta interventi barocchi al clavicembalo, suonato da Nicky Hopkins, in brani come Rosy Won't You Please Come Home e Session Man, mentre altrove sono i toni acustici a far da padrone, come nella divertente Dandy e nella celebre Sunny Afternoon. 

Elogiato dai critici ma un po' meno dal pubblico, intorno all'album ci furono anche svariati singoli interessanti, poi inclusi come bonus nella versione CD, come le squisitamente music hall Dead End Street e Mr. Pleasant.  

• Something Else by The Kinks

(Settembre 1967 – Pye)

Con Ray Davies sempre più coinvolto nella produzione visto l'allontanamento di Shel Talmy, lo stile dei Kinks si fa pian piano più maturo e definito. L'album contiene una varietà enorme di stili diversi: dal pop barocco di Two Sisters, alla bossanova di No Return, dalla psichedelia di Lazy Old Sun, al folk da pub di Harry Rag. In mezzo trova spazio una delle maggiori hit dei Kinks, Waterloo Sunset, piccolo capolavoro di scrittura pop e perfetto esempio dello stile di Ray in quel periodo. E come non citare la sonnacchiosa Afternoon Tea, o l'ottimo contributo di Dave Davies nell'altra hit Death Of A Clown. Nonostante altri album siano più celebrati rispetto a questo, forse complice la mancanza di un tema a collegare i brani, SOMETHING ELSE è probabilmente una delle più solide raccolte di canzoni dei Kinks, senza alcun punto debole al suo interno. L'album però non vendette molto alla sua uscita, trovandosi in diretta competizione con una raccolta di vecchi brani pubblicata nello stesso momento. La versione CD contiene una manciata di ottimi singoli come bonus, come la complessa Autumn Almanac, la divertente Polly, ed uno dei brani allora preferiti da John Lennon, Wonderboy. 

• The Village Green Preservation Society

(Novembre 1968 – Pye)

Nato da un'idea che Ray Davies si portava dietro da un paio di anni, il sesto album dei Kinks rappresenta probabilmente un loro ideale apice artistico. L'idea è quella di un album ambientato in un luogo immaginario, chiamato Village Green, un luogo in cui tutte le vecchie tradizioni inglesi sono intatte, un simbolo di nostalgia e malinconia, una rappresentazione romanzata dei tempi passati. Ci sono brani che raccontano di luoghi (Animal Farm, Sitting By The Riverside), altri di persone (Do You Remember Walter?, Johnny Thunder, Monica, Wicked Annabella), altri di comportamenti umani (People Take Pictures Of Each Other, Picture Book), il tutto con l'ormai consueto stile tra il pop barocco ed il music hall, come perfettamente esemplificato da Village Green e da All Of My Friends Were There.  Il punto di vista sembra essere quello di una persona che ha vissuto in questo Village Green per poi andarsene in cerca di fortuna, e preso dalla nostalgia ci ritorna, notando ciò che è cambiato nel frattempo e ricordando i vecchi tempi. Una celebrazione della vecchia cultura inglese, quasi una reazione al ban americano ancora in atto nei confronti della band, e la consacrazione del genio compositivo di Ray Davies, qui al massimo della sua inventiva melodica e poetica. In mancanza di singoli a fare da traino e nonostante l'elogio della critica, l'album vendette poco all'uscita, diventando però nei decenni successivi il più venduto della discografia dei Kinks.  


• Arthur (Or The Decline And Fall Of The British Empire)

(Ottobre 1969 - Pye)

Ray Davies all'inizio del 19969 andò in America a produrre TURTLE SOUP dei Turtles, approfittandone per rinegoziare il ban nei confronti della band che impediva loro di suonare negli USA, riuscendo a farlo annullare. Al suo ritorno la band, orfana di Pete Quaife, sostituito da John Dalton, iniziò a lavorare ad ARTHUR, concepito inizialmente come colonna sonora di uno sceneggiato per Granada Television,. La lavorazione dell'album procedette in parallelo a quella dello sceneggiato, il quale fu però annullato all'ultimo per mancanza di fondi. Di conseguenza solamente l'album vide la luce, dopo mille difficoltà. La storia è ispirata a quella di Arthur Ainning, marito della sorella di Davies, Rose, entrambi emigrati in Australia qualche anno prima (Ray fu colpito da ciò a tal punto di dedicarle Rosie Won't You Please Come Home qualche anno prima, brano presente in FACE TO FACE). Con il cognome cambiato in Morgan ma il nome Arthur mantenuto, l'album racconta la sua storia, dall'infanzia in Inghilterra (Victoria, Young And Innocent Days), al viaggio in Australia (Australia), alla felicità nell'avere una casa e una famiglia là (Shangri-La), la fine della Seconda Guerra Mondiale e l'austerità del periodo successivo (She's Bought A Hat Like Princess Marina), il ricordo del fratello morto nella Prima Guerra Mondiale (Some Mother's Son)…

Il risultato è un ulteriore tassello che illustra la maturità di Ray come compositore, oltre che il punto di non ritorno di questa fase dei Kinks, che già dal successivo, anch'esso ottimo, LOLA VERSUS POWERMAN AND THE MONYGOROUND, PART. 1 si rifugerà in un pop rock di più semplice natura. In ARTHUR ci sono ancora arrangiamenti barocchi, fiati, archi, il tutto è grandioso come non mai, portando molti critici a tracciare parallelismi con TOMMY degli Who. I Kinks non raggiungeranno mai più certe vette artistiche, pur mantenendosi sempre interessanti come poche altre band. 

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