• Kites Are Fun
(Aprile 1967 – Project 3)
Gruppo di New York composto dai fratelli Dedrick, con Chris come principale compositore e Andy, Bruce ed Ellen a completare la formazione di quello che si può definire sostanzialmente un gruppo vocale. Dopo aver realizzato un demo con l'aiuto del padre, nel 1967 firmano un contratto con l'etichetta Project 3 e pubblicano l'album d'esordio, con l'aiuto di session man per le basi strumentali e la fondamentale produzione di Enoch Light. Aperto dall'unico singolo di successo dei Free Design, oltre che title track, Kites Are Fun è il perfetto esempio del sound di questa band, con largo spazio ad armonie vocali pulite e spesso complesse, un generale stile sunshine pop e qualche tocco barocco qua e là. Trovano spazio anche un paio di interessanti cover, 59th Street Bridge Song (Feelin' Groovy) di Paul Simon e Michelle dei Beatles, entrambe pesantemente riarrangiate e personalizzate. Un gradevole album d'esordio con arrangiamenti sempre interessanti e piacevoli.
• You Could Be Born Again
(1968 – Project 3)
Pur senza un singolo di traino, il secondo album prosegue sullo stile del primo, di nuovo con una combinazione di brani nuovi ed una manciata di cover. Notevole la loro versione di Eleanor Rigby dei Beatles, con complessi cori al posto degli archi. Mediamente gli arrangiamenti si fanno più intricati, con parti vocali sempre più imprevedibili, armonie di stampo jazz, tempi irregolari, sempre però pienamente all'interno del più piacevole pop, come in Quartet No. 6 in D Minor, o nella bella cover di Happy Together dei Turtles.
• Heaven/Earth
(Dicembre 1969 – Project 3)
I Free Design continuano imperterriti con album stilisticamente molto simili fra loro, una sorta di “more of the same” che non può non far felici i fan delle armonie vocali e del sunshine pop. Ci sono sia brani nuovi che cover (tra cui classici come Summertime e If I Were A Carpenter), mentre si fa notare la conclusiva Dorian Benediction, che su una base strumentale essenzialmente jazz mostra il quartetto alle prese con armonie vocali complesse che si intrecciano in modi sempre originali, pur mantenendo il tono piuttosto pacato che caratterizza praticamente l’intero album.
• Sing For Very Important People
(1970 – Project 3)
Sulla carta si tratta di un album realizzato per un pubblico infantile, quindi con brani relativamente meno sperimentali e più immediati, di fatto però mantenendo lo stile ormai consolidato dei Free Design. Il contenuto è un misto tra nuovi brani e altri già pubblicati, come la hit Kites Are Fun, tutti però remixati per l’occasione. Nonostante ormai questo tipo di musica fosse fuori tempo di almeno un paio di anni, alcuni brani qui presenti sono tra i migliori in assoluto del genere: Don’t Cry, con il magistrale equilibrio tra melodie orecchiabili e armonie cariche di tensioni, la spettacolare prova completamente a cappella di Love You, la divertente Can You Tell Me How To Get To Sesame Street?, e anche la saltellante Bubbles, che troverà posto anche nell’album successivo. Qui forse più che in ogni altro loro album (forse insieme al primo), i Free Design trovano un perfetto equilibrio tra il pop commerciale e le loro tendenze più sperimentali.
• Stars / Time / Bubbles / Love
(1970 – Project 3)
Un ritorno ad un formato di album più “convenzionale” per i Free Design, che riprendono da dove erano rimasti con HEAVEN/EARTH e realizzano un altro album composto per metà da cover e per metà da nuovi brani. Forse il loro album più immerso nell’estetica e filosofia hippie, specie in brani come I’m A Yogi e Kije’s Ouija, ha dalla sua una scelta di cover non troppo famose (a parte Raindrops Keep Falling On My Head), e che quindi non portano immediatamente l’ascoltatore a fare confronti: è il caso di un brano come Butterflies Are Free, che sembra in tutto e per tutto un brano dei Free Design. Ad aprire l’album ci pensa Bubbles, un saltellante e denso brano che già avevamo incontrato nell’album precedente, e si conferma essere uno dei migliori pezzi composti dalla band insieme a Kites Are Fun. Inutile dire che anche questo album, nonostante sia decisamente solido, fu un flop, un po’ per mancanza di promozione, un po’ perché lo stile dei Free Design, nonostante la complessità, aspetto molto di moda negli anni ’70, era ancora troppo legato alle armonie vocali, aspetto che, purtroppo, ci si era lasciati alle spalle alla fine degli anni ’60.
• One By One
(1971 – Project 3)
L’ultimo album pubblicato dai Free Design per la Project 3, che continuano imperterriti per la loro strada nonostante i cambiamenti di mode e stili del nuovo decennio. Tra qualche cover curiosa (Light My Fire dei Doors e il clasico You Are My Sunshine) e la bella title track in apertura, lo stile tende a semplificarsi un po’ rispetto agli album precedenti, o almeno questa è l’impressione che può dare l’album prima di raggiungere il brano in chiusura, Friends (Thank You All). Con i suoi quasi 7 minuti di durata questo pezzo sembra quasi uscire da un album degli Yes, se solo non fosse che questi ultimi tale complessità armoniche le raggiungeranno solamente dall’anno successivo in poi; il lungo ed epico finale sembra non finire mai con il suo inarrestabile crescendo e i suoi continui cambi armonici inconsueti e carichi di tensione, ma anche di una positività solare e liberatoria.• There Is A Song
(1972 – Ambrotype)
Dopo aver lasciato la Project 3, principalmente a causa delle delusioni accumulate a causa degli scarsi riscontri commerciali degli album precedenti, i Free Design nel 1972 pubblicano un album mediamente meno interessante dei precedenti, seppure al suo interno abbia piccole perle come Pineapple Crabapple o The Symbol Ring, e le conclusive Chorale e Fugue mettono ancora una volta in mostra le doti vocali della band. I Free Design a questo punto si sciolgono per la prima volta, per poi riformarsi nei primi anni 2000 e pubblicare nel 2001 un altro album, COSMIC PEEKABOO.
Per poter ascoltare tutti gli album qui citati, con ovviamente l’aggiunta di interessanti canzoni bonus, è consigliato il cofanetto BUTTERFLIES ARE FREE: THE ORIGINAL RECORDINGS 1967/72, che racchiude tutta questa montagna di materiale in quattro CD.






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